Emilia Rom…antica: Innamorarsi a Castell’Arquato

Sono lastricate di amore le strade di Castell’Arquato. Piccolo, ma traboccante di aneddoti e intricate vicende storiche, è la meta perfetta per trascorrere il giorno di San Valentino insieme al proprio partner, lontani dalla calca delle blasonate Verona e Venezia. Almeno tre i motivi che rendono questo borgo medievale, situato lungo la Strada dei Vini e dei Sapori dei Colli Piacentini, altrettanto romantico. Prima di tutto una leggenda in pieno stile Romeo Giulietta che affonda le radici nel XVII secolo. Protagonisti due giovani innamorati: Laura, la bella figlia del carceriere Gaspare della Vigna e Sergio, accusato di cospirazione contro la crudele signoria del cardinale Francesco Sforza e per questo condannato e rinchiuso nelle segrete della Rocca insieme al suo fedele collaboratore Spadone. Nel tentativo di fuga, Laura e Sergio vengono processati e decapitati. A tradirli Giacomo, aiutante di della Vigna e da sempre innamorato di sua figlia. Spadone, invece, che…

Fuori Porta, Rocca imperiale: verso (dopo verso) la porta della Calabria

Con le case disposte a gradinata sulle ripide salite, vista dal basso appare come una piramide. Sarà che c’è ancora aria di festa, la sua forma ricorda anche quella di un immenso albero di Natale. Soprattutto di sera, quando mille lucine squarciano il buio. Potrebbe assomigliare, addirittura, al dantesco monte del Purgatorio, così come raffigurato sui libri di scuola. Ad attenderci in cima non ci sono ghirlande e puntale o l’Eden, ma qualcosa di altrettanto suggestivo: l’imponente castello svevo. Fatto costruire da Federico II nel 1225, domina tuttora il cristallino golfo di Taranto e l’antica via Appia-Traiana. Il nostro itinerario, dunque, non può che partire proprio da corso Federico II di Svevia, lo stupor mundi, le cui parole, sono impresse come un monito all’ingresso della città: Misura, providenzia e meritanza fanno esser l’uomo sagio e conoscente. Siamo a Rocca Imperiale, tra il Parco Nazionale del Pollino e la Piana di…

Fuori Porta: Bienno, il piccolo mondo antico a due ore da Milano

Superato il Lago di Iseo, la grande statua dorata del Cristo Re, che dall’alto del Colle della Maddalena abbraccia la bassa Valcamonica, ci conferma che siamo nella direzione giusta. Poco a poco, tra le montagne innevate, svetta Bienno. Eletto da artisti provenienti da tutto il mondo come propria “residenza creativa” (non a caso è noto come “Borgo degli artisti”), è famoso in tutto Europa per la millenaria lavorazione del ferro con il maglio ad acqua grazie alle presenza di un canale artificiale in legno: il Vaso Re. Costruito dai monaci benedettini nell’XI secolo, deviava parte delle acque del vicino torrente Grigna all’interno del paese per alimentare le ruote delle fucine, dei mulini e delle segherie. Lontano dal frastuono della città (siamo a un’ora di auto da Brescia e due da Milano) tra muri in pietra, torri, chiesette e piccole botteghe si riassapora, così, la genuinità non solo dei casoncelli, ravioli…

Castiglione del Lago: il docile Leone del Trasimeno

Una vecchia Renault 4 blu cobalto, targata Perugia, è accostata a un muretto di uno dei vicoli in fiore sulle sponde del Trasimeno, proprio dove un tempo Annibale, famoso condottiero cartaginese, annientò l’esercito romano. Sempre lì, secoli dopo, avrebbero combattuto guelfi contro ghibellini, per poi cedere lo spazio, in seguito, a personaggi del calibro di Niccolò Macchiavelli e di Leonardo da Vinci. A lasciare, ancora, le loro impronte prima i soldati napoleonici e poi i tedeschi e gli alleati durante la Seconda Guerra mondiale. Ha molto da raccontare Castiglione del Lago, piccolo borgo umbro di origine etrusca, al confine con la Toscana, sorto su un promontorio calcareo, anticamente isola, insieme alle tuttora staccate dalla terraferma Polvese, Maggiore e Minore. Circondato da mura medievali (è proprio nel Medioevo che raggiunge il suo massimo splendore sotto la guida della famiglia Corgna, imparentata con Papa Giulio III) vi si accede tramite 3 porte:…

Soave: l’autunno tra i vicoli della città del vino

Invasioni barbariche, famiglie nobili, antichi palazzi e confraternite. Ai piedi dei monti Lessini, l’aria sottile delle prime giornate di autunno sa di storia, da assaporare lentamente, sorso dopo sorso, come un calice di vino al tramonto quando il sole si fa strada tra le 24 torri dell’imponente cinta muraria. È da lì che si apre, infinita, la verde distesa di vigneti e di colline: pura poesia a soli 20 chilometri dalla romantica Verona. Precisamente a Soave, borgo sull’antica via Postumia, strada romana che collegava tutta la Gallia Cisalpina, l’odierna Pianura Padana, famoso per il suo castello dove ancora oggi è possibile visitare le stanze padronali e l’armeria con i giacigli dei soldati. Risalente al X secolo, all’epoca dell’invasione degli Ungari, fu poi fatto restaurare dai signori di Verona, gli Scaligeri, nel ‘300 per difendere la città da Est. Ma non solo. Celebre al mondo, dalle note floreali e fruttate, è…

Toccata e fuga nel Salento. Acaya: al di là del sole, del mare e del vento

Acaya: al di là del sole, del mare e del vento Ci lasciamo alle spalle Lecce, con le sue chiese barocche e i vicoli brulicanti di turisti accaldati. Lungo la strada che porta alle spiagge, un refolo di tramontana penetra nell’auto rovente. Le foglie degli ulivi, colpite dai raggi del sole, appaiono come dorate. L’uva è quasi matura. La terra, arsa, si frantuma in mille sfumature. Il frinire delle cicale squarcia, poco a poco, la quiete della controra. L’estate, in Salento, è una carezza per gli occhi e per l’anima. Non è solo aperitivi vista mare al tramonto, serate in masseria, tra musica e buon cibo, ma anche arte, storia e leggende che affondano le radici in campagne sterminate, teatri, nei secoli, di incontri tra culture e sapori diversi. È proprio nella natura dirompente che, dopo appena 20 minuti di tragitto, fa capolino il borgo medievale di Acaya. Piccola frazione…

Un viaggio a Pitigliano: lo scrigno della Maremma

Distinguere quale sia l’opera della natura e quella dell’uomo, in questo angolo della Maremma toscana, è quasi impossibile. Una massiccia roccia tufacea sorregge ogni singolo edificio fino a diventare tutt’uno con il paese che di giorno emerge dalle verdi vallate, ma di notte, al chiaro di luna, sembra essere sospeso nel vuoto. Appare così Pitigliano, borgo a 313 metri sul livello del mare, in provincia di Grosseto, quasi al confine con il Lazio. Abitato fin dall’epoca etrusca, a cui risalgano le vie cave, veri e propri corridoi scavati nel tufo, alti fino a 30 metri e ancora oggi percorribili, è noto come La Piccola Gerusalemme. La vicinanza con lo Stato Pontificio lo rese, infatti, fin dal XVI secolo, una delle mete favorite dagli ebrei cacciati via dal Papa. Restano ancora oggi (e vale la pena visitare) la Sinagoga e il museo ebraico, il forno dove si cuoceva il pane azzimo…
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