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Anziani e casa: il 90% è proprietario, ma le abitazioni sono troppo vecchie

  • 25 Settembre 2026

In Italia vivere più a lungo sta cambiando anche il modo di pensare la casa. Il 90,7% degli over 65 è proprietario dell’abitazione in cui vive, pari a circa 13 milioni di persone, ma una casa di proprietà non è necessariamente una casa adatta all’età che avanza.

È uno dei principali elementi emersi dal Terzo Rapporto sulla condizione abitativa degli anziani, “Abitare la longevità”, promosso da Auser, SPI CGIL e Abitare e Anziani e presentato al CNEL.

Case vecchie, grandi e costose da mantenere

Molte delle abitazioni occupate dagli anziani sono state costruite oltre quarant’anni fa e presentano caratteristiche poco compatibili con una progressiva perdita di autonomia. Ascensori assenti, barriere architettoniche, impianti datati e scarsa efficienza energetica possono trasformare la casa da patrimonio in fonte di difficoltà.

A questo si aggiunge il problema economico: circa la metà dei pensionati dispone di meno di 1.500 euro al mese e il 10,5% rimane sotto i 500 euro. Interventi come l’eliminazione delle barriere, il rifacimento degli impianti o il miglioramento energetico possono quindi diventare difficili da sostenere.

Non basta adattare l’appartamento

La qualità dell’abitare non dipende soltanto da ciò che si trova dentro casa. Per continuare a vivere autonomamente diventano fondamentali trasporti pubblici, farmacie, supermercati, strutture sanitarie, marciapiedi accessibili e luoghi di incontro.

Un appartamento privo di barriere può infatti risultare comunque poco funzionale se si trova in un quartiere isolato o scarsamente servito. Il rapporto invita quindi a guardare alla casa insieme al contesto urbano nel quale è inserita.

Tra le soluzioni indicate figurano il cohousing, i condomìni solidali, le abitazioni assistite leggere e modelli residenziali capaci di favorire relazioni e servizi di prossimità. Il rapporto propone inoltre un programma nazionale decennale dedicato all’abitare degli anziani, puntando sul recupero degli immobili inutilizzati, sull’adattamento delle case esistenti e su una maggiore integrazione tra politiche abitative, sociali e sanitarie.

Come può cambiare il mercato immobiliare

L’invecchiamento della popolazione potrebbe avere effetti sempre più evidenti anche sulla domanda immobiliare. Potrebbero acquisire maggiore valore le abitazioni più piccole e facilmente gestibili, dotate di ascensore, efficienti dal punto di vista energetico e prive di barriere architettoniche.

Allo stesso tempo, aumenterà probabilmente l’importanza della posizione: avere farmacia, supermercato, mezzi pubblici e servizi sanitari raggiungibili facilmente potrebbe diventare un elemento decisivo quanto metratura, piano o stato dell’immobile.

La casa del futuro, soprattutto per una popolazione sempre più longeva, dovrà quindi essere valutata non soltanto per quanto vale, ma per quanto permette di continuare a vivere in autonomia.