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Alla scoperta di Hollókő: racconti medievali tra i monti d’Ungheria

  • 11 Settembre 2026

A nord di Budapest, dove le colline del Cserhát iniziano a farsi più dolci, esiste un borgo che custodisce un’Ungheria altrove scomparsa. Si chiama Hollókő, che in lingua locale significa letteralmente “Pietra del Corvo”. Un nome che, prima ancora di descrivere un luogo, evoca una leggenda.

Si racconta che il crudele signore feudale András Kacsics rapì un giorno una fanciulla di straordinaria bellezza e la recluse nella sua fortezza. La balia della ragazza, esperta di arti oscure, invocò l’aiuto dei demoni e dei corvi: durante la notte, uno stormo nero smantellò pietra dopo pietra il castello del tiranno, trasportando i massi su uno sperone di roccia vulcanica poco distante. Fu proprio lì che nacque la nuova fortezza di Hollókő, la stessa che ancora oggi domina il villaggio dall’alto.

Al di là del mito, il castello fu eretto nel XIII secolo, subito dopo la devastante invasione mongola del 1241, con lo scopo di sorvegliare le vallate. Nei secoli passò di mano tra nobili e guerrieri, resistette agli assalti ottomani e venne infine abbandonato nel Settecento, lasciando che la natura ne riprendesse lentamente possesso.

L’anima più autentica di Hollókő, tuttavia, non abita tra le rovine della rocca, ma tra le sue case bianche e i cortili che profumano di legna. Qui vive la comunità dei Palóc, uno dei gruppi etnografici più affascinanti del Paese, che conserva ancora oggi un dialetto distintivo e rituali antichi.

L’anima più autentica di Hollókő, tuttavia, non abita tra le rovine della rocca, ma tra le sue case bianche e i cortili che profumano di legna. Qui vive la comunità dei Palóc, uno dei gruppi etnografici più affascinanti del Paese, che conserva ancora oggi un dialetto distintivo e rituali antichi.

Le donne anziane del villaggio sono le custodi di un vero e proprio codice d’onore sartoriale. I loro costumi tradizionali — un trionfo di velluti ricamati, grembiuli floreali e gonne sovrapposte — non sono semplici abiti da festa, ma un linguaggio sociale criptato. Il numero delle gonne (che un tempo poteva arrivare fino a dieci strati) e la foggia del copricapo comunicavano l’età, lo stato civile e la posizione sociale della donna. Una sorta di anagrafe cucita direttamente nella stoffa.

Fino a pochi decenni fa, la vita qui era scandita dal ritmo delle stagioni. In autunno, terminato il raccolto del grano, la zucca diventava la regina indiscussa della dispensa. Resistente al freddo e capace di conservarsi per mesi nelle cantine di pietra, sfamava famiglie e bestiame, mentre i suoi semi venivano tostati sul fuoco durante le lunghe sere invernali.

Oggi, visitare Hollókő in ottobre significa entrare in una cartolina d’altri tempi. Zucche ornamentali gigantesche decorano i portici e i muretti a secco, l’aria profuma di fumo e di sült tök (la zucca cotta al forno), che i venditori ambulanti preparano seguendo ricette tramandate di generazione in generazione.

Little village Holloko in Hungary famous for easter celebration and its old traditional hungarian houses Unesco world heritage spring time with flowers

Diaro di Bordo

Il viaggio comincia alla stazione Stadion autóbusz-pályaudvar di Budapest (linea metro M2 Puskás Ferenc Stadion). Da qui, un autobus diretto conduce a Hollókő in meno di due ore.

Il cuore pulsante del villaggio è Ófalu (il centro storico), un intreccio di 67 case protette dall’UNESCO. L’aspetto attuale del borgo risale ai primi anni del Novecento: nel 1909 un devastante incendio — l’ultimo causato dai vecchi tetti in paglia — distrusse gran parte dell’abitato. Gli abitanti ricostruirono tutto fedelmente sui lotti medievali originari, sostituendo però il legno con fondamenta in pietra e muri d’argilla imbiancati a calce. Sono rimasti intatti i magnifici ballatoi in legno intarsiato, i porticati e i tetti spioventi che rendono il panorama unico.

Al centro della strada principale svetta la chiesa di San Martino, costruita nel 1889. Il suo campanile rivestito di scandole scure è considerato un piccolo capolavoro di carpenteria tradizionale: la struttura portante venne realizzata senza utilizzare un solo chiodo metallico.

Al centro della strada principale svetta la chiesa di San Martino, costruita nel 1889. Il suo campanile rivestito di scandole scure è considerato un piccolo capolavoro di carpenteria tradizionale: la struttura portante venne realizzata senza utilizzare un solo chiodo metallico.

Passeggiando tra le viuzze silenziose vale la pena fermarsi alla Guzsalyas, l’antica casa del tessitore, dove le donne del villaggio mostrano ancora le tecniche tradizionali di filatura della canapa e del lino. Poco distante, il Museo del Villaggio offre uno spaccato autentico della vita dei Palóc all’inizio del Novecento: cucine annerite dal fumo, letti scolpiti, utensili agricoli e piccoli dettagli quotidiani che raccontano un mondo contadino ormai quasi scomparso.

Quando arriva l’ora di pranzo, la scelta obbligata è una locanda tradizionale dove assaggiare la celebre Palócleves. Questa zuppa robusta di carne, fagiolini, patate, paprika e panna acida fu creata dal celebre chef János Gundel in onore dello scrittore Kálmán Mikszáth, che definì i Palóc “la gente più fiera d’Ungheria”.

Il finale perfetto della giornata arriva al tramonto. Un sentiero naturalistico sale per circa venti minuti fino ai resti del castello di Hollókő. Dall’alto della rocca, sospesa sulla pietra vulcanica della leggenda, lo sguardo abbraccia foreste color rame e colline silenziose.

Cute traditional town in hungary which name is Holloko. Hungarian name is Hollokő (Raven-stone in english) Old houses This place is on the UNSECO site. Famous tourist attraction in this country

Valeria De Simone