Press ESC to close

Oltre la Città Eterna: guida ai segreti nelle province del Lazio

  • 11 Settembre 2026

Quando si pensa al Lazio, la mente corre inevitabilmente alla magnificenza immortale di Roma. Eppure, superando i confini della Capitale, il territorio laziale custodisce meraviglie archeologiche uniche al mondo, fenomeni naturali bizzarri e borghi medievali rimasti intatti nel tempo. È un paesaggio intessuto di tufo, acque impetuose, foreste selvagge e montagne silenziose, capace di regalare l’emozione della pura scoperta.

1. La “Piramide Maya” nei boschi di Bomarzo

Molti visitano Bomarzo, in provincia di Viterbo, per il celebre Parco dei Mostri, ma pochi sanno che, tra i boschi del Tacchiolo, si cela uno dei monumenti archeologici più enigmatici d’Italia: una piramide scavata in un gigantesco blocco di tufo, risalente probabilmente al VII-VI secolo a.C. Rimasta inghiottita dalla vegetazione per secoli, è stata riportata alla luce soltanto nel 2008 grazie alle ricerche dell’appassionato archeologo locale Salvatore Fosci.

L’impatto visivo è sorprendente: una ripida scalinata di circa venti gradini conduce alle piattaforme superiori, dove si distinguono sedili scolpiti nella roccia, canalette e nicchie rituali. L’insieme ricorda incredibilmente le piramidi a gradoni dell’America precolombiana, ma gli studiosi ritengono si trattasse di un altare sacrificale utilizzato dagli aruspici etruschi per cerimonie religiose, pratiche divinatorie e osservazioni astronomiche.

VADEMECUM
  • Sono indispensabili scarpe da trekking con un ottimo grip.
  • Il sito è ad accesso libero. Si raggiunge tramite un sentiero non sempre segnalato alla perfezione: si consiglia di scaricare una traccia GPS o una mappa offline prima di partire.
2. Isola del Liri, dove l’acqua si fa architettura

Paese natale di Raniero Testa, tiratore a volo detentore di oltre 20 record del mondo, questo incredibile comune della Ciociaria vanta un primato urbanistico pressoché unico in Europa: il suo nucleo storico sorge su un’isola fluviale formata dal fiume Liri, che si biforca proprio nel centro cittadino. Il braccio principale del fiume, incontrando il massiccio Castello Ducale Boncompagni-Viscogliosi, compie un salto verticale di ben 27 metri dando vita alla Cascata Grande.

Questa spettacolare cascata urbana si getta a ridosso di strade, palazzi e caffè, creando un contrasto surreale tra la forza selvaggia della natura e l’architettura civile. Isola del Liri vanta anche un passato industriale: nell’Ottocento, sfruttando la forza motrice dell’acqua, divenne la “capitale della carta” del Regno di Napoli, ospitando imponenti cartiere guidate da industriali francesi.

Durante la sosta nei locali del centro, non perdete l’occasione di assaggiare i piatti tipici della cucina ciociara, come i fini fini, sottili tagliolini all’uovo conditi con ragù di rigaglie.

Il borgo è particolarmente suggestivo nel tardo pomeriggio e la sera, quando la cascata viene illuminata da un sistema di fari artificiali.

VADEMECUM
  • illuminata da un sistema di fari artificiali.
  • Durante la sosta nei locali del centro, non perdete l’occasione di assaggiare i piatti tipici della cucina ciociara, come i fini fini, sottili tagliolini all’uovo conditi con ragù di rigaglie.
3. Il Santuario di Ercole vincitore: il tempio dimenticato

A Tivoli le folle si accalcano a Villa d’Este e Villa Adriana, lasciando questo ciclopico capolavoro dell’ingegneria romana repubblicana (II secolo a.C.) in una quiete quasi irreale. Il Santuario di Ercole Vincitore era una struttura colossale a terrazze che originariamente si affacciava a strapiombo sulle gole dell’Aniene. Per non interrompere la viabilità dell’epoca, i Romani edificarono il complesso letteralmente sopra l’antica Via Tiburtina, facendola passare all’interno di una grandiosa galleria coperta e sotterranea (la Via Tecta), tuttora percorribile.

Nei secoli il sito ha subito trasformazioni incredibili: nel Medioevo divenne un monastero, nel Settecento ospitò una fonderia di cannoni voluta da Papa Pio VI e, infine, nel 1892 fu trasformato nella prima centrale idroelettrica d’Italia, capace di illuminare la città di Roma a distanza.

VADEMECUM
  • Il sito è gestito dall’istituto autonomo Villae. Gli orari variano a seconda della stagione ed è consigliabile controllare la disponibilità sul sito ufficiale, poiché lo spazio ospita spesso eventi o mostre temporanee.
  • È facilmente raggiungibile da Roma prendendo un treno regionale per Tivoli e proseguendo a piedi per circa 15 minuti dalla stazione ferroviaria.
4. Campodimele, il paese della longevità

Incastonato tra i boschi incontaminati del Parco Naturale dei Monti Aurunci, Campodimele, in provincia di Latina, appare come un borgo medievale dalla geometria circolare impeccabile. Il paese è interamente cinto da una maestosa cortina muraria difensiva duecentesca, ritmata da dodici torri semicircolari, sopra la quale oggi si sviluppa “il Muriello”, una passeggiata pedonale che regala panorami mozzafiato sulla valle.

Oltre alla quiete e al fascino dei vicoli in pietra calcare, il borgo è celebre in tutto il mondo come il “Paese della Longevità”. Gli studi hanno dimostrato che i cittadini di Campodimele possiedono dei bassissimi livelli di colesterolo cattivo (LDL). Questo fattore, unito all’aria incontaminata della montagna e alla “dieta del Muriello”, ricca di verdure, permette agli abitanti di superare agilmente i 95 anni in perfetta salute. Il nome stesso del paese deriva dal latino Campus Mellis (Campo di Miele), a testimonianza della dolcezza e della salubrità del suo territorio fin dall’antichità.

VADEMECUM
  • Il prodotto simbolo del borgo è la Cicerchia di Campodimele, un legume antichissimo e povero di grassi, tutelato e celebrato in saporite zuppe tradizionali.
  • Il centro storico è interamente pedonale; è possibile lasciare l’automobile nei parcheggi situati subito fuori dalla cinta muraria.
5. Il borgo fantasma di Rocchettine e le Gole del Torrente Imelle

Se cercate un luogo lontano dalle rotte turistiche di massa dove la storia si fonde con una natura selvaggia, la risposta si trova nel cuore della Sabina reatina, nel territorio di Torri in Sabina. Qui, l’antico borgo fortificato di Rocchettine sorge come uno sperone di pietra grigia a guardia delle profonde e boscose gole scavate dal torrente Imelle.

Mentre la vicina gemella Rocchetta è tuttora abitata, Rocchettine venne definitivamente abbandonata negli anni ’50 del Novecento, trasformandosi in un affascinante borgo fantasma. Passeggiare oggi tra i resti delle sue case invase dall’edera, i bastioni difensivi e la settecentesca Chiesa di San Lorenzo (che svetta ancora intatta tra i ruderi) regala un’atmosfera sospesa nel tempo.

Ai piedi del castello, la natura prende il sopravvento: il torrente Imelle ha scavato un canyon selvaggio e poco frequentato, caratterizzato da acque limpidissime, piccole cascate e una vegetazione fitta che garantisce un fresco profondo anche in piena estate. Una leggenda locale narra che tra i cunicoli sotterranei della fortezza sia ancora nascosto il tesoro dei pastori che un tempo usavano il borgo come rifugio durante le transumanze.

VADEMECUM
  • Il borgo è un rudere a cielo aperto; prestate massima attenzione ai cartelli e non avventuratevi all’interno di strutture pericolanti
  • Se decidete di percorrere i sentieri lungo il letto del torrente, portate con voi scarpe acquatiche per i guadi.

Valeria De Simone