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L’altra faccia della Puglia: un’anima millenaria oltre le spiagge

  • 15 Luglio 2026

La Puglia è una tavolozza di colori intensi: l’azzurro del Mediterraneo, l’oro delle spiagge infinite, il verde argenteo degli ulivi secolari. Ridurla, però, alla sola bellezza delle sue coste significa coglierne appena la superficie. Sotto l’immagine da cartolina pulsa l’anima antica di una terra che, nei secoli, è stata crocevia di popoli, culture e civiltà.

Raccontarla nella sua interezza è impossibile. Attraversiamola allora seguendo un itinerario diverso, fatto di borghi nascosti, castelli enigmatici, fiumi leggendari e abbazie immerse nel silenzio.

1.Vico del Gargano: un labirinto d’amore  

Mentre i flussi turistici si concentrano sulle spiagge di Vieste e Peschici, l’entroterra del Gargano custodisce uno dei suoi gioielli più autentici. Arroccato a circa 400 metri d’altitudine, tra la brezza dell’Adriatico e le ombre della Foresta Umbra, Vico del Gargano conserva intatto il fascino medievale.

Il centro storico si sviluppa nei tre antichi rioni di Civitella, Terra e Casale: un intreccio di vicoli strettissimi, archi, scalinate scavate nella roccia e case dai caratteristici tetti “a pignata”, dove la pietra sembra fondersi naturalmente con l’architettura. Nel cuore del borgo si apre il celebre Vicolo del Bacio, una feritoia urbana lunga trenta metri e larga appena cinquanta centimetri. La leggenda racconta che due innamorati, attraversandolo insieme, siano inevitabilmente costretti a sfiorarsi. Interrompe l’armonia medievale il Palazzo della Bella, imponente edificio dei primi del Novecento ispirato ai castelli fiorentini.

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  • A circa 15 minuti d’auto si trovano San Menaio e Calenella, località balneari con lunghe spiagge sabbiose immerse nelle pinete.
  • Sul promontorio affacciato sul mare sorge la Necropoli di Monte Pucci, affascinante sito paleocristiano caratterizzato da ipogei scavati nella roccia.
2. Castel del Monte: il mistero di Federico II

Solenne e perfettamente geometrico, Castel del Monte domina l’altopiano delle Murge come una corona di pietra. Voluto nel XIII secolo da Federico II di Svevia, lo “Stupor Mundi”, il castello si distingue da ogni altra fortezza medievale: l’assenza di fossati, mura difensive e strutture militari suggerisce che non fosse nato per la guerra, ma come luogo simbolico e forse astronomico.

Qui tutto ruota attorno al numero otto e alla forma dell’ottagono, considerata il punto d’incontro tra il quadrato — simbolo della Terra — e il cerchio, immagine del Cielo.

Anche la materia sembra animarsi: il bianco della pietra calcarea, le sfumature rosate del marmo brecciato e le tonalità calde della calcarenite cambiano colore con la luce del giorno, trasformando il castello in una presenza viva. Nelle giornate più limpide, dal colle lo sguardo arriva fino al Gargano che emerge all’orizzonte dal blu dell’Adriatico.

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  • Il sito è protetto dall’UNESCO e l’accesso alle auto è interdetto. È necessario lasciare il veicolo nel parcheggio a valle e utilizzare la navetta dedicata.
  • Per respirare l’anima più selvaggia del territorio, addentratevi a piedi lungo i sentieri del Parco Nazionale dell’Alta Murgia.
3. Egnazia: un “tuffo” nell’antica Roma

A pochi chilometri da Fasano e Monopoli, il parco archeologico di Egnazia offre uno spettacolo unico: quello di una città antica che sembra scivolare lentamente verso il mare.

Già Orazio, nelle sue Satire, citava Egnazia con ironia, descrivendola come una città “costruita contro l’ira delle ninfe” per la cronica mancanza di acqua dolce. Oggi quelle rovine raccontano oltre duemila anni di storia.

Passeggiare nel sito significa seguire ancora i solchi lasciati dai carri sulla Via Traiana, fatta costruire dall’imperatore Traiano tra il 108 e il 110 d.C. per collegare Benevento a Brindisi. Il percorso attraversa necropoli messapiche, edifici romani e resti di basiliche paleocristiane, testimonianza di una straordinaria continuità culturale.

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  • Iniziate il percorso dal Museo Archeologico Nazionale “Giuseppe Andreassi”, situato all’interno del sito. Visitare le sale espositive prima degli scavi vi permetterà di dare un volto e un nome ai reperti, contestualizzando perfettamente ciò che vedrete all’aperto.
  • Per un’esperienza unica indossate maschera e pinne. In prossimità delle antiche mura e del bacino portuale è possibile fare snorkeling archeologico: i fondali custodiscono tombe, cisterne, cave e frammenti ceramici, ormai parte integrante dell’ecosistema marino.
4. Il fiume Chidro e la leggenda di San Pietro

A San Pietro in Bevagna, nel territorio di Manduria, il fiume Chidro compie un viaggio brevissimo prima di sfociare nello Ionio. Le sue acque limpide e gelide, che mantengono tutto l’anno una temperatura tra i 10 e i 12 gradi, creano un contrasto sorprendente con il mare caldo.

Proprio alla foce si verifica il fenomeno del termoclino: le correnti fredde del fiume si mescolano alle acque marine regalando una sensazione termica unica, quasi rigenerante.

Il luogo è avvolto anche dalla leggenda. Si racconta che l’apostolo Pietro, approdato su queste coste dopo aver rinnegato Cristo, si sia fermato qui a piangere. Le sue lacrime, cadendo nell’acqua, si sarebbero trasformate nelle piccole conchiglie che ancora oggi ricoprono il fondale del fiume.

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  • Per muoversi più facilmente lungo il letto del fiume sono consigliate le scarpette da scoglio
  • Tutto intorno si estendono spiagge ampie e selvagge, dove il Mediterraneo conserva un aspetto ancora incontaminato.
5. L’Abbazia di Cerrate tra affreschi e uliveti

Lungo l’antica direttrice che unisce Lecce a Squinzano, l’Abbazia di Santa Maria di Cerrate emerge come un miraggio candido tra la geometrica regolarità degli uliveti. Questo luogo non è semplicemente un capolavoro del Romanico salentino, ma il racconto architettonico di un’integrazione perfetta: una “masseria-monastero” dove i monaci basiliani seppero fondere la spiritualità bizantina con la cultura latina e la vita agricola.

Varcando la soglia della chiesa si viene accolti dal silenzio vibrante degli affreschi di scuola bizantina, mentre all’esterno il porticato duecentesco, con le sue colonne scolpite nei dettagli, evoca il passaggio dei pellegrini medievali in viaggio verso la Terra Santa. L’abbazia racconta anche il legame profondo della Puglia con la terra. Il frantoio ipogeo, scavato nella roccia e perfettamente conservato, restituisce l’atmosfera antica della produzione dell’olio, da sempre simbolo e ricchezza di questa regione.

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  • L’abbazia è facilmente raggiungibile e dispone di un ampio e comodo parcheggio interno.
  • Oggi il sito è un bene protetto dal FAI. Se lo visitate in estate, non perdete le “Sere FAI”: tra il chiarore delle candele, la musica dal vivo e i racconti sotto il cielo stellato, l’abbazia sprigiona un’energia mistica che fa sentire i visitatori parte dell’anima più autentica della Puglia.

Valeria De Simone