Ci sono edifici progettati per inserirsi discretamente nel paesaggio e altri che finiscono per crearne uno nuovo. Isbjerget appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Affacciato sulla baia di Aarhus, il complesso appare da lontano come una successione di blocchi di ghiaccio alla deriva. Tetti inclinati, profonde fenditure e facciate chiare costruiscono una silhouette irregolare che cambia continuamente a seconda del punto di osservazione.
Ma dietro quella che potrebbe sembrare una scelta scenografica si nasconde un principio pragmatico. Le forme di Isbjerget sono infatti il risultato di una ricerca precisa: portare più luce possibile nelle abitazioni e consentire al maggior numero di residenti di guardare verso il mare.
Dal porto industriale a un nuovo quartiere
Per comprendere Isbjerget bisogna partire dal luogo in cui sorge. Aarhus, seconda città della Danimarca, ha avviato una profonda trasformazione delle proprie aree portuali dismesse. Il vecchio terminal container è progressivamente diventato Aarhus Ø, un nuovo quartiere affacciato sull’acqua destinato a residenze, attività, servizi e spazi urbani.
Isbjerget è stato uno dei primi grandi interventi completati all’interno di questa trasformazione. Il progetto risale al 2008 e il complesso è stato terminato nel 2013. Il committente è PensionDanmark e la superficie realizzata è indicata dalle fonti di progetto in circa 22.000 metri quadrati.
L’obiettivo, quindi, andava ben oltre la costruzione di un insieme di appartamenti. Il nuovo edificio doveva contribuire a dare identità a una zona della città che stava letteralmente cambiando funzione e volto: da infrastruttura industriale a quartiere urbano.

Rompere il blocco
La proposta nacque nell’ambito di un concorso e affrontò una questione apparentemente contraddittoria: ottenere una densità residenziale importante senza costruire una barriera compatta sul mare.
Un normale isolato perimetrale avrebbe infatti permesso di raggiungere facilmente le superfici richieste, ma avrebbe inevitabilmente privilegiato le abitazioni direttamente affacciate sulla baia, penalizzando quelle retrostanti in termini di luce e panorama.
Al posto di un volume uniforme, il complesso viene organizzato attraverso quattro ali a forma di L, separate da spazi che si aprono verso l’acqua. I volumi vengono poi letteralmente “tagliati” attraverso linee diagonali. Alcune parti scendono, altre salgono, formando una sequenza di picchi e vallate.
La forma segue la vista
L’aspetto più interessante del progetto è proprio il rapporto tra estetica e funzione. La forma spettacolare non è stata semplicemente applicata all’edificio: deriva dal modo in cui gli architetti hanno cercato di distribuire luce, visuali e densità.
Immaginiamo una fila tradizionale di edifici davanti al mare: inevitabilmente quelli posteriori guarderebbero contro quelli anteriori. A Isbjerget accade qualcosa di diverso. I volumi si abbassano e si sollevano, generando veri e propri corridoi visivi. Attraverso le depressioni tra i picchi, lo sguardo riesce a superare gli edifici più vicini all’acqua. Anche gli appartamenti situati nelle parti più arretrate possono così mantenere una relazione visiva con la baia.
La geometria diventa quindi uno strumento ambientale. Ed è probabilmente questa la caratteristica più riuscita dell’opera: ciò che rende Isbjerget immediatamente riconoscibile è anche ciò che permette all’edificio di funzionare.
Un iceberg fatto di architettura
Da lontano domina il bianco. Avvicinandosi, però, la composizione diventa più articolata. Le superfici chiare sono interrotte da finestre, terrazze e balconi, mentre alcune porzioni vetrate presentano tonalità azzurre che rafforzano il richiamo visivo al ghiaccio e all’acqua.
La struttura utilizza ampiamente il calcestruzzo, mentre il sistema dell’involucro combina superfici opache, elementi metallici e vetro. Tra i produttori e i sistemi indicati nella documentazione del progetto compaiono, fra gli altri, Kalzip, Saflex, AE Stålmontage, Eastman e Troldtekt.
Il risultato non è però quello di un volume monolitico. La frammentazione delle facciate, l’alternanza delle terrazze e soprattutto l’inclinazione delle coperture impediscono all’occhio di percepire il complesso come un unico grande edificio. Isbjerget sembra piuttosto una piccola formazione urbana composta da elementi differenti ma appartenenti allo stesso sistema.

Abitare dentro una geometria
Questa continua variazione dell’involucro produce inevitabilmente conseguenze negli spazi interni. Isbjerget ospita circa 200 abitazioni – la documentazione pubblicata sul progetto riporta 208 unità – e non propone un unico modello residenziale. Le dimensioni, le forme e gli orientamenti cambiano a seconda della posizione occupata all’interno del complesso.
Ai livelli inferiori trovano spazio anche abitazioni assimilabili a townhouse; nelle parti intermedie si distribuiscono appartamenti di diverse dimensioni, mentre all’interno dei picchi trovano posto le residenze più spettacolari, comprese unità di tipo penthouse.
Pareti, terrazze, aperture e prospettive cambiano da un’abitazione all’altra. Non si tratta semplicemente di ripetere centinaia di volte la stessa pianta all’interno di un involucro iconico: la variazione volumetrica contribuisce alla diversità delle tipologie abitative.
Anche i balconi svolgono un ruolo importante. Proiettandosi dalle facciate, moltiplicano il rapporto tra interno ed esterno e permettono agli abitanti di vivere direttamente la presenza del porto, dell’acqua e del mutevole cielo danese.
Tra città e mare
Isbjerget lavora continuamente sul rapporto tra due mondi. Da una parte c’è Aarhus, con la sua trama urbana. Dall’altra il porto, la baia e l’orizzonte aperto. Gli edifici cambiano altezza proprio per mediare tra queste condizioni: in alcuni punti il volume scende verso il livello stradale, avvicinandosi alla scala del porto e del pedone; in altri sale formando i caratteristici picchi e assumendo una presenza più urbana e monumentale.
Anche gli spazi tra gli edifici partecipano a questa relazione. Non sono cortili completamente chiusi, ma aperture orientate verso l’acqua. Il mare entra visivamente nel quartiere e diventa parte dell’esperienza quotidiana anche per chi attraversa il complesso. È un dettaglio fondamentale: Isbjerget non costruisce semplicemente sul waterfront, ma cerca di costruire con il waterfront.
V.D.