Il Consiglio dei Ministri ha approvato il nuovo Piano Casa, un pacchetto di misure da 10 miliardi di euro pensato per affrontare l’emergenza abitativa e rilanciare l’edilizia sociale. Alle risorse pubbliche potrebbe aggiungersi l’effetto leva degli investimenti privati, soprattutto nei progetti di housing sociale ed edilizia convenzionata.
Il provvedimento si articola in tre linee principali: recupero degli alloggi pubblici inutilizzati, tutela degli inquilini in difficoltà e attivazione di capitali privati per nuove soluzioni abitative a prezzi calmierati.
Recupero degli alloggi ERP inutilizzati
Il primo obiettivo è rimettere in circolo circa 60.000 alloggi di edilizia residenziale pubblica e sociale oggi non assegnabili per gravi carenze manutentive.
Il decreto prevede un programma straordinario nazionale di recupero e manutenzione, con interventi su impianti, ristrutturazioni, immobili destinati all’edilizia sociale e programmi di rigenerazione urbana.
Per questa linea sono previsti 970 milioni di euro tra il 2026 e il 2030, gestiti tramite Invitalia. A queste risorse si affiancano ulteriori stanziamenti: 1,7 miliardi per il recupero degli alloggi popolari e 4,8 miliardi per programmi di rigenerazione urbana, da coordinare con Comuni e ANCI.
La governance sarà affidata a un Commissario straordinario, con poteri di coordinamento e accelerazione, nel rispetto delle norme penali, antimafia, paesaggistiche e dei vincoli europei. Per gli interventi più complessi è prevista una conferenza di servizi semplificata, con tempi ridotti fino a 30 giorni.
Morosità, riscatto e affitto
Il Piano introduce anche misure di protezione sociale. Nasce un Fondo rotativo di garanzia per la morosità incolpevole, con una dotazione di 22 milioni per il 2026 e 20 milioni per il 2027, destinato a sostenere gli inquilini ERP che non riescono a pagare il canone per cause non dipendenti dalla loro volontà.
Il decreto interviene poi sul riscatto degli alloggi ERP e sociali. Entro 60 giorni dall’entrata in vigore dovranno essere definite le procedure di alienazione. Potranno esercitare il diritto di acquisto gli assegnatari non morosi e privi di altra abitazione.
È previsto anche un modello di locazione di lunga durata con riscatto progressivo, una forma di “rent to buy” sociale che consente all’inquilino di accedere gradualmente alla proprietà, secondo condizioni e tempi prestabiliti.
Fondo Housing Coesione
Il secondo pilastro è il Fondo Housing Coesione, istituito da INVIMIT SGR. Lo strumento servirà a convogliare risorse nazionali ed europee già destinate all’emergenza abitativa e all’housing sociale, comprese quelle collegate alla coesione 2021-2027 e alla futura programmazione europea.
Regioni, Province autonome e Amministrazioni centrali potranno sottoscrivere quote del Fondo, con comparti dedicati e separazione contabile delle risorse.
Edilizia integrata e prezzi calmierati
Il terzo pilastro punta sugli investimenti privati attraverso i programmi infrastrutturali di edilizia integrata, rivolti a chi non rientra nell’edilizia pubblica ma non riesce comunque ad accedere al mercato libero della casa.
Tra i possibili beneficiari figurano giovani famiglie, studenti fuori sede, lavoratori trasferiti e stagionali. I criteri saranno definiti con successivi decreti attuativi e terranno conto di ISEE, età, composizione del nucleo familiare e condizioni economiche.
Il vincolo principale riguarda la quota convenzionata: almeno il 70% dell’investimento complessivo dovrà essere destinato a edilizia convenzionata. Inoltre, canoni e prezzi di vendita dovranno essere inferiori di almeno il 33% rispetto ai valori di mercato della stessa zona.
I valori saranno definiti tramite convenzione con il Comune, di norma sulla base dei parametri dell’Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia delle Entrate.