Spesso confinato a un ruolo di comparsa nelle guide turistiche, il Molise non cerca di stupire con effetti speciali, ma conquista chi sa guardare oltre. La sua bellezza è fatta di dettagli discreti, come il rintocco di una campana nell’aria tersa o il vento che pettina le dune al tramonto. Tra maggio e giugno, la regione abbandona ogni timidezza: i tratturi — le antiche autostrade della transumanza — esplodono di colore, offrendo il palcoscenico ideale per chi sceglie di viaggiare con lentezza.
1. Saepinum (Altilia): la “piccola Pompei” del Sannio
Alle pendici del Matese, Saepinum, snodo cruciale lungo il tratturo Pescasseroli-Candela, è un frammento di Roma antica rimasto miracolosamente intatto. Passeggiare sui decumani lastricati, tra i resti delle terme e delle antiche tabernae, regala un’immersione totale nella vita di duemila anni fa. Ma con una particolarità: non si tratta di un museo immobile. Qui la storia si è stratificata. Nel Settecento, case coloniche e fienili sono stati costruiti direttamente sui gradoni del teatro romano, creando un circuito architettonico unico al mondo.
VADEMECUM
- Il teatro è uno dei punti più suggestivi: l’acustica sorprende ancora e lo sguardo si apre sulla valle del Tammaro.
- L’ingresso principale da Porta Bojano offre un comodo parcheggio; l’accesso è libero e particolarmente piacevole nelle ore del tramonto.
2. Civitacampomarano: il borgo dei muri parlanti
Arroccato su uno sperone di arenaria, Civitacampomarano è un borgo di appena trecento abitanti che ha saputo trasformare la fragilità dello spopolamento in un’occasione di rinascita creativa.
Dal 2016, il CVT Street Fest ha dato nuova voce ai suoi vicoli, trasformandoli in una galleria d’arte a cielo aperto. Le opere di artisti internazionali — tra cui la celebre Alice Pasquini — non risultano mai intrusive: sembrano piuttosto affiorare in modo spontaneo dalle facciate dei palazzi, dai portoni consumati e dai muri segnati dal tempo.
A dominare il paesaggio l’imponente castello angioino, silenzioso custode del paese, dalle cui terrazze lo sguardo si apre su un Molise ancora sorprendentemente intatto.
VADEMECUM
- Prova i cuccitelli, una pasta fresca simile ai cavatelli, spesso condita con sughi della tradizione contadina.
- Lascia l’auto all’ingresso del borgo e prosegui a piedi: è nei vicoli più stretti che si nascondono molte delle opere più suggestive.

3. Agnone: dove il bronzo si fa musica
A oltre ottocento metri d’altitudine, Agnone è il luogo in cui il tempo ha il suono solenne del bronzo. È la sede della Pontificia Fonderia Marinelli, dove da un millennio, tra argilla, cera d’api e fuoco, si plasmano campane per i campanili più prestigiosi del mondo.
È per questo che è nota come “città delle campane”. Ma non solo. Agnone viene spesso chiamata la “città delle 100 chiese” perché nel Medioevo era un centro molto attivo dal punto di vista religioso e culturale. Ancora oggi si contano numerosi edifici sacri, spesso piccoli ma ricchi di opere d’arte. Passeggiando per il centro storico, lo sguardo viene rapito da un’eleganza inaspettata: logge raffinate, portali scolpiti e archi di stile veneziano, testimoniano i fitti scambi commerciali che la città intratteneva con la Serenissima.
VADEMECUM
- Per la foto perfetta, punta dritto al Belvedere della Ripa. Da qui, il centro abitato sembra tuffarsi nel vuoto, offrendo una vista mozzafiato che spazia sulle vette imponenti dell’Alto Molise.
- Non lasciare la città senza un pacchetto di ostie ripiene artigianali, capolavoro dell’arte dolciaria conventuale: due cialde sottilissime racchiudono un cuore generoso di cioccolato e frutta secca.
4. Roccamandolfi: l’anima selvaggia del Matese
Nel cuore del massiccio del Matese, Roccamandolfi è un luogo dove l’avventura si scioglie nel silenzio millenario dei boschi. Qui la natura non fa sconti: è aspra, verticale e profondamente autentica.
Il protagonista indiscusso è il ponte tibetano, una sottile passerella d’acciaio tesa sul canyon del torrente Callora. Attraversarlo significa restare sospesi tra il fragore dell’acqua che corre in basso e il soffio del vento che modella le gole, in un’esperienza che mescola vertigine e meraviglia.
Poco distante, i ruderi del castello medievale sembrano affiorare direttamente dalla roccia, come un antico presidio di frontiera. In queste gole, nell’Ottocento, trovarono rifugio i briganti in fuga prima dalle truppe borboniche e poi da quelle piemontesi. La tradizione racconta che, nelle notti di luna piena, i loro richiami riecheggino ancora tra le gole del Callora, mescolandosi ai suoni della natura.
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- Il ponte è lungo 234 metri e raggiunge un’altezza massima di 140 metri; percorrerlo richiede scarpe adatte e un pizzico di coraggio, ma la vista ripaga ogni battito accelerato.
- Il sentiero per il ponte è ben segnalato; puoi lasciare l’auto nei pressi dei ruderi del castello e proseguire a piedi per circa dieci minuti.

5. Petacciato Marina: la riva dei tesori perduti
Dimentica le distese geometriche di ombrelloni: a Petacciato Marina la costa respira. Qui la sabbia chiara si modella in dune sinuose, protette da una pineta che profuma di resina e salsedine. Tra maggio e giugno il paesaggio si fa prezioso: i rari gigli di mare punteggiano il bianco del litorale, mentre il vilucchio marittimo ricama i granelli di sabbia con delicate pennellate lilla.
Si racconta che nel Medioevo una flotta pirata, carica di bottino, cercò rifugio tra queste dune per nascondere il proprio tesoro. Ma una tempesta improvvisa inghiottì le navi a un passo dalla riva. Ancora oggi, nelle notti di burrasca, c’è chi giura di scorgere sagome scure tra la nebbia: sono le navi fantasma, condannate a un eterno vagabondaggio.
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- Nelle vicinanze della pineta si trovano ampie aree di sosta; da lì, brevi passerelle in legno conducono direttamente alla spiaggia libera.
- Per esplorare il litorale con calma, porta con te una bici o noleggiala: la pista ciclopedonale corre tra mare e pineta e permette di scoprire lunghi tratti di costa in totale tranquillità.
Valeria De Simone