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La Bce torna ad alzare i tassi: stretta da 25 punti contro l’inflazione

  • 12 Giugno 2026

La Banca centrale europea sceglie la linea della prudenza e torna a stringere la politica monetaria. Il Consiglio direttivo ha deciso un aumento di 25 punti base dei tre tassi di riferimento, nel tentativo di contenere nuove pressioni inflazionistiche alimentate soprattutto dalle tensioni in Medio Oriente e dal rincaro dell’energia. Dal 17 giugno 2026 il tasso sui depositi presso la banca centrale salirà al 2,25%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,40% e quello sulle operazioni di rifinanziamento marginale al 2,65%.

La decisione arriva in una fase delicata per l’economia dell’area euro. Da un lato, Francoforte deve impedire che l’inflazione si allontani dall’obiettivo del 2% nel medio periodo; dall’altro, deve evitare che una politica monetaria troppo restrittiva finisca per pesare ulteriormente su una crescita già fragile.

Energia e guerra spingono i prezzi

Il nuovo rialzo dei tassi è legato al peggioramento dello scenario internazionale. Il conflitto in Medio Oriente sta aumentando l’incertezza sui mercati delle materie prime e, in particolare, sui prezzi dell’energia. Per la Bce, questo shock rischia di riaccendere la dinamica dei prezzi non solo attraverso le bollette e i carburanti, ma anche tramite effetti indiretti su alimentari, beni industriali e servizi.

Le nuove proiezioni degli esperti dell’Eurosistema indicano un’inflazione media al 3,0% nel 2026, al 2,3% nel 2027 e al 2,0% nel 2028. L’indice al netto di energia e alimentari, considerato un indicatore importante per misurare le pressioni di fondo, è atteso al 2,5% nel 2026 e nel 2027, per poi scendere al 2,2% nel 2028.

Rispetto alle stime diffuse a marzo, le previsioni per il 2026 e il 2027 sono state riviste al rialzo. Il motivo principale è la traiettoria più sostenuta dei prezzi energetici, che potrebbe trasferirsi progressivamente anche ad altri comparti dell’economia.

Crescita più debole nell’area euro

Se l’inflazione preoccupa, la crescita mostra segnali di maggiore debolezza. Nello scenario di base della Bce, il Pil dell’area euro dovrebbe aumentare dello 0,8% nel 2026, dell’1,2% nel 2027 e dell’1,5% nel 2028. Le stime per il 2026 e il 2027 sono state riviste al ribasso, riflettendo l’impatto della guerra sui mercati delle materie prime, sui redditi reali delle famiglie e sulla fiducia di imprese e consumatori. Il quadro che emerge è quindi quello di un’economia esposta a due spinte contrapposte: prezzi ancora troppo elevati e attività economica in rallentamento.

Lagarde: nessun percorso prestabilito sui tassi

La presidente Christine Lagarde ha sottolineato che le prospettive restano molto incerte. I rischi, ha spiegato, sono orientati al rialzo per l’inflazione e al ribasso per la crescita. Molto dipenderà dalla durata e dall’intensità dello shock energetico, oltre che dalla possibilità che gli aumenti dei costi si trasferiscano in modo più ampio all’economia.

Per questo la Bce non indica una traiettoria già definita per le prossime mosse. Le decisioni saranno prese riunione dopo riunione, sulla base dei dati disponibili: andamento dell’inflazione, condizioni finanziarie, crescita economica e grado di trasmissione della politica monetaria.