L’acqua che arriva nelle abitazioni è controllata dal gestore idrico, ma una volta entrata nel condominio può essere influenzata dallo stato delle tubazioni e degli impianti interni. Per questo, in alcuni casi, effettuare analisi dell’acqua può essere utile per verificare che la qualità resti adeguata anche all’interno dell’edificio.
Il tema riguarda soprattutto i condomìni con impianti datati, serbatoi, autoclavi, addolcitori o sistemi di filtraggio centralizzati. Anche segnalazioni da parte dei residenti, come acqua torbida, cattivi odori, sapore anomalo o presenza di sedimenti, possono rendere opportuno un controllo.
Esiste un obbligo per il condominio?
Nei condomìni residenziali ordinari non esiste sempre un obbligo automatico di analisi periodica dell’acqua. Il gestore idrico è responsabile della qualità fino al punto di consegna, mentre il condominio deve occuparsi della corretta manutenzione dell’impianto interno.
L’amministratore, quindi, non è tenuto in ogni caso a commissionare analisi regolari, ma deve intervenire quando ci sono criticità, impianti complessi o situazioni che possono compromettere la qualità dell’acqua. Le verifiche diventano particolarmente consigliabili quando sono presenti serbatoi di accumulo, autoclavi o tubazioni vecchie.
Quali controlli si possono fare
Le analisi dell’acqua possono essere microbiologiche, chimiche o fisiche. I controlli microbiologici servono a individuare eventuali contaminazioni batteriche. Quelli chimici verificano la presenza di sostanze come metalli, nitrati, nitriti, ferro, manganese o altri elementi. Le analisi fisiche riguardano invece aspetti come colore, odore, sapore, torbidità e pH.
Il prelievo dovrebbe essere eseguito da un laboratorio qualificato, scegliendo i punti più adatti dell’impianto: ad esempio all’ingresso dell’edificio, vicino all’autoclave o in alcuni rubinetti rappresentativi. Un solo campione, infatti, potrebbe non essere sufficiente a descrivere la situazione dell’intero condominio.

Quando conviene fare le analisi
Le analisi sono consigliate soprattutto in caso di edifici vecchi, lavori recenti sull’impianto idrico, presenza di serbatoi o segnalazioni da parte dei condòmini. Possono essere utili anche dopo la pulizia di vasche e autoclavi o dopo l’installazione di filtri e addolcitori.
In assenza di problemi evidenti, la frequenza dei controlli può essere valutata caso per caso. Non esiste una regola unica valida per tutti: molto dipende dall’età dell’edificio, dalla complessità dell’impianto e dal livello di rischio.
Quanto costano
Il costo delle analisi dell’acqua varia in base al numero di campioni, ai parametri richiesti e all’eventuale intervento del tecnico per il prelievo. Un controllo di base può partire da alcune decine di euro, mentre analisi più complete possono superare i 100 o 200 euro, soprattutto se i punti di prelievo sono più di uno.
Se il controllo riguarda l’impianto comune, la spesa viene normalmente ripartita tra i condòmini secondo i criteri previsti per le parti comuni, di solito in base ai millesimi. Se invece il problema riguarda una singola abitazione, il costo può restare a carico del proprietario interessato.
Il ruolo dell’amministratore
L’amministratore deve garantire la corretta manutenzione degli impianti comuni e valutare eventuali segnalazioni dei residenti. Non deve sostituirsi al gestore idrico, ma deve attivarsi quando ci sono elementi che fanno pensare a un problema interno al condominio.
Conservare i risultati delle analisi, le fatture degli interventi e la documentazione sulla manutenzione dell’impianto è una buona pratica. In questo modo il condominio può dimostrare di aver gestito correttamente eventuali rischi.