Dietro ogni percorso c’è una scelta, spesso guidata da intuzione, coraggio e legami umani. Quello dell’area manager Francesco Dimeo è un viaggio basato su una visione chiara e su rapporti personali che nel tempo si sono trasformate in qualcosa di più profondo. Un racconto che va oltre il lavoro e parla di appartenenza, obiettivi e soddisfazione nel sentirsi davvero nel posto giusto.
Partiamo dall’inizio: come sei entrato in Iconacasa?
“Ero consulente in un’altra azienda e quando ho iniziato a lavorare in ufficio con Leonardo Lo Cascio ho visto una differenza sostanziale: ho scoperto una visione diversa del nostro lavoro e un metodo avanti anni luce. Così, quando Leonardo è entrato in Iconacasa, avendo costruito con lui un legame non solo professionale ma anche umano, ho deciso di seguirlo”.
Dopo così tanti anni, puoi dire che è stata la scelta giusta?
“È stato un matrimonio felice. Oggi non cambierei azienda, nemmeno davanti a condizioni economiche migliori. I soldi sono importanti, ma non sono tutto: sentirsi a casa, apprezzati e sereni è fondamentale. Ti permette di vivere meglio e di sentirti davvero realizzato”.
Hai parlato di metodo e visione: quanto contano ancora oggi?
“Il metodo è importante, ma è la visione che fa la differenza: la capacità di guardare al futuro, di unire professione e tecnologia, di puntare sui giovani e di mettersi sempre in discussione. Lo vedo nell’organizzazione degli eventi o nell’evoluzione del gestionale: è come un mare in movimento. E questo è positivo, perché il movimento genera rinnovamento. E sono contento di non restare fermo, perché non è nella mia natura”.
Guardando alle scelte fatte, ce n’è una di cui vai particolarmente fiero?
“Rivendico tutte le scelte fatte, soprattutto quelle legate alle persone con cui ho deciso di lavorare. Ogni socio, ogni collaboratore è stata una scelta importante. Rivendico la scelta di Marco Celino, di Vincenzo Guglielmi, di Vincenzo Pinnelli fino ad arrivare agli ultimi come Michele di Muro e Nunzio Grande. Anche quando le cose non vanno subito bene, io non mollo. Credo nei percorsi e nella crescita. Rifarei tutte le scelte fatte da quando sono entrato: non ce n’è una che cambierei”.
“Oggi non cambierei azienda per nulla al mondo. I soldi sono importanti, ma non sono tutto: sentirsi a casa, apprezzati e sereni è fondamentale”
Cosa significa per te guidare un team?
“È una responsabilità enorme. Non si tratta solo di risultati economici, ma anche di dare una direzione alle persone. Ma soprattutto, sento una grande responsabilità verso le famiglie: vedere questi ragazzi crescere, realizzarsi, comprare casa o raggiungere i propri obiettivi dà una soddisfazione immensa, che va oltre l’aspetto economico. Mi piace stare con i giovani, capire i loro problemi e aiutarli a trovare la giusta motivazione”.
Cosa significa per te essere un buon dirigente?
“Sto ancora imparando: non mi considero un grande dirigente, ma un aspirante tale. Ci sono aspetti che amo molto e altri meno, come la parte più ‘politica’ del ruolo. Faccio fatica a non essere diretto con le persone a cui tengo, ma sto imparando a gestire meglio le emozioni e i tempi.
Sei in azienda ormai da tanti anni. Come fai a mantenere alta la motivazione nel tempo?
“Ogni anno ho un obiettivo diverso. È fondamentale avere sempre qualcosa da raggiungere: può essere aprire una nuova agenzia, comprare una casa o anche qualcosa di più personale. Ho sempre fatto scelte molto responsabili, quindi voglio concedermi anche qualcosa di più leggero”.
Cosa ti piace di più e cosa ti piace meno del tuo lavoro?
“Mi piace molto l’imprevedibilità: ogni giorno è diverso dall’altro e questo mi stimola. Quello che mi piace meno è l’etichetta che spesso viene data al nostro settore e, in alcuni casi, anche il modo in cui lavorano alcuni colleghi. Purtroppo questo incide sulla percezione generale della professione”.
Togliti la giacca: chi sei fuori dal lavoro? Quali sono le tue passioni?
“In realtà non sono molto diverso: forse sono solo più sciolto e meno impostato. Credo che il mio punto di forza sia essere la stessa persona, con o senza giacca. Non metto barriere tra me e gli altri, probabilmente anche per via delle mie origini: vengo da una famiglia umile e questi valori li porto con me. Tempo libero? Ne ho poco, soprattutto negli ultimi anni tra lavoro, università e famiglia. Sto spesso con mia figlia, leggo molto e quando riesco vado in palestra, pratico kickboxing, oppure corro”.