Le feste sono finite, la dispensa è tornata in ordine e il frigo non straripa più di avanzi: è il momento perfetto per un po’ di detox… ma senza rinunciare al piacere della buona tavola! L’obiettivo è ripartire con leggerezza, trasformando anche ingredienti apparentemente “tristi” in un piatto delizioso e confortante.
Basta un filo di olio EVO, una spolverata di zenzero fresco e, se gradito, un pizzico di formaggio grattugiato, per dare vita a una vellutata non solo prelibata, ma anche alleata del sistema immunitario.
Ingredienti per 4 persone
- 2 finocchi
- 1 cucchiaio di fecola di patate
- 1 scalogno
- zenzero fresco q.b. (più ne aggiungi, più la vellutata sarà piccante)
- sale e pepe q.b.
- olio EVO q.b.
Preparazione
Sminuzza lo scalogno, lo zenzero e il finocchio (non buttare le barbette: saranno perfette per decorare i piatti!) e falli saltare in una pentola con un filo di olio. Unisci, poco dopo, 1 litro di acqua già calda e lascia cuocere il tutto per circa 20 minuti, o fino a quando gli ingredienti non si saranno ammorbiditi.
Aggiungi, infine, sale, pepe e fecola di patate e, se vuoi, anche del formaggio grattugiato. Frulla tutto con un mixer fino a ottenere una consistenza liscia e vellutata.

Lo sapevi?
Il termine sanscrito srngaveramè la radice linguistica della parola “zenzero” e si traduce letteralmente “dalla forma di corno”. Questa descrizione etimologica fa riferimento alla forma ramificata e nodosa del rizoma della pianta. Lo zenzero è apprezzato da millenni: Confucio non mangiava mai senza, ritenendolo utile per la mente e per la salute dello stomaco. Ricco di proprietà antinfiammatorie, antiossidanti e digestive, è un alleato naturale contro dolori muscolari, raffreddori e affaticamento.
Sapevi che “Maratona”, in greco, significa “campo di finocchi”? Il territorio in cui si sviluppa la città dell’Attica, infatti, ne era talmente ricco da prenderne il nome. Lo stesso vale per Funchal, capitale dell’arcipelago di Madeira, in Portogallo, che deve il suo nome al “funcho”, cioè il finocchio selvatico. La parola finocchio dà vita anche al verbo “infinocchiare” che deriva da un’antica pratica in uso nelle osterie, soprattutto toscane e romane: offrire del finocchio crudo ai clienti prima di servire loro vino di scarsa qualità. Il sapore aromatico del finocchio mascherava infatti quello dell’ aceto o altre imperfezioni del vino. Da qui il termine è passato a indicare in generale l’atto di truffare o raggirare una persona.
Lo scalogno prende il nome da Ascalona, antica città palestinese, da cui i crociati lo importarono in Europa. Ha un sapore più delicato e aromatico rispetto alla cipolla, con note che ricordano anche l’aglio. È un buon integratore di vitamine (A, B, C) e contiene silicio e selenio che aiutano a rinforzare unghie, capelli e ossa.
Valeria De Simone