Il mercato degli uffici in Italia chiude il 2025 con segnali incoraggianti, soprattutto grazie a una forte accelerazione nell’ultima parte dell’anno. I volumi di investimento hanno raggiunto i 2 miliardi di euro, sostenuti da una domanda solida e da buoni livelli di assorbimento, in particolare per spazi di elevata qualità. Un contesto che continua a sostenere la crescita dei canoni nelle location più ambite e a rafforzare l’attrattività del comparto direzionale.
Secondo l’Italian Office Spotlight di Savills, il settore uffici si conferma tra i più dinamici del real estate italiano, posizionandosi al secondo posto per numero di operazioni concluse nel corso dell’anno, con circa 70 deal complessivi.
Investimenti in ripresa e ruolo chiave di Milano
Milano resta il fulcro assoluto dell’attività, intercettando il 70% dei volumi investiti e totalizzando 38 transazioni. Le operazioni si concentrano soprattutto nei due principali distretti direzionali della città, il CBD del centro storico e quello di Porta Nuova, che continuano a rappresentare il riferimento per investitori e occupier. Accanto alle aree core, non manca l’interesse per opportunità selezionate in zone più periferiche e nell’hinterland.
Roma mostra invece una flessione della propria quota di mercato, che nel 2025 si attesta al 19% del totale, mentre cresce l’attenzione verso i mercati regionali. Città come Bergamo, Torino, Bologna, Firenze e Napoli hanno complessivamente raccolto 17 operazioni, segnalando una progressiva diversificazione geografica degli investimenti.

Locazioni: domanda in crescita e focus sulla qualità
Sul fronte delle locazioni, Milano conferma il proprio ruolo di traino. L’assorbimento complessivo ha raggiunto i 402.000 metri quadrati, in aumento del 6% rispetto al 2024, nonostante un rallentamento registrato nel terzo trimestre. Cresce anche il numero delle transazioni, con un incremento del 4% su base annua.
La domanda si concentra sempre più sugli spazi di Grado A, che rappresentano il 75% delle richieste. Le aziende privilegiano immobili di alta qualità, certificati ESG e situati in posizioni centrali, rafforzando la polarizzazione del mercato verso gli asset prime.
Canoni in aumento e scarsità di offerta nei CBD
Nei due CBD milanesi la disponibilità di spazi resta limitata, in particolare per gli immobili prime, generando una forte pressione sui canoni. Questa carenza di offerta ha spinto i valori fino a 780 euro al metro quadro all’anno, con un aumento del 7% rispetto al 2024.
Parte della domanda si sta così spostando verso le aree più periferiche e l’hinterland, dove il numero di transazioni cresce del 17% anno su anno. Molto dinamico anche il CBD di Porta Nuova, che registra un incremento delle operazioni del 21%.