A volte il talento non basta: serve fidarsi di un’idea, saper rischiare. Federico Merighi è partito con una idea poco chiara del futuro, ma con una ambizione fuori dal comune. In poco tempo ha costruito un progetto fondato su metodo e crescita condivisa diventando un pluri-affiliato nella City.
Come hai capito che la tua strada era il mondo immobiliare?
“Appena finito il liceo avevo tanta ambizione, ma poca chiarezza sul futuro. Mi sono detto, qualsiasi lavoro mi butto. Così una domenica ho conosciuto il titolare di un’agenzia a una partita di calcetto e il lunedì ho iniziato. Ho capito subito che era il lavoro giusto per me: bel lavoro, ambiente giovane, bei guadagni: al secondo mese avevo già venduto due case!”
Come è arrivato il matrimonio con Iconacasa?
“In tre anni ho ottenuto risultati davvero ottimi, ma non vedevo possibilità di crescere, non c’era un progetto costruito su di me! Così ho iniziato a guardarmi intorno. Ho notato la grande crescita di Iconacasa a Milano e ho preso contatti con Matteo Lo Cascio (attuale area manager). che già conoscevo. Ci siamo incontrati davanti a un caffè ed è nata subito l’idea di aprire un nuovo ufficio. Col senno di poi, era destino: suo fratello era stato anche il mio animatore all’oratorio estivo”.
Cosa ha di diverso Iconacasa rispetto ad altre realtà del settore?
“La fiducia nei giovani. Qui non ci sono pregiudizi o paletti a prescindere: se dimostri di avere valori, competenze e voglia di fare, ti viene data davvero una possibilità. Qui si crede davvero nelle persone, mentre altrove ho trovato meno attenzione verso il singolo”.
“Qui non ci sono pregiudizi o paletti a prescindere: se dimostri di avere valori, competenze e voglia di fare, ti viene data davvero una possibilità”
Diverse agenzie, tante persone da gestire. Qual è la ricetta giusta per far funzionare, e bene, tanti uffici?
“Oggi gestire più uffici significa gestire tante teste, tante microaziende che però devono funzionare come un’unica realtà. La ricetta giusta è avere ruoli chiari: ogni ufficio deve avere il suo titolare o responsabile di riferimento. Non ci si può dividere su più sedi, altrimenti qualcosa viene meno. Organizzazione, metodo e rispetto dei ruoli sono fondamentali. C’è confronto continuo, interscambio, aiuto reciproco, anche tra uffici diversi”.
Cosa consiglieresti a un ragazzo, magari ambizioso e indeciso proprio come te?
“Gli direi di provarci perché questa età non si ha nulla da perdere. Bisogna buttarsi, lavorare come se non ci fosse un domani. È un lavoro che richiede sacrifici e all’inizio spaventa, ti toglie il sonno. Ma se dentro senti che è la tua strada, devi fidarti. Io ho sempre pensato che lavorando bene e con costanza e onestà, prima o poi i risultati sarebbero arrivati”.
“Organizzazione, metodo e rispetto dei ruoli sono fondamentali. Serve confronto continuo, interscambio e aiuto reciproco, anche tra uffici diversi”
Qual è la cosa più bella di questo lavoro?
“Mi piace tutto, ma in particolare vedere crescere le persone. Quando i ragazzi che hanno iniziato con me prendono i primi incarichi, chiudono le prime trattative e poi magari diventano responsabili o aprono un loro ufficio, per me è una soddisfazione enorme. Vederli fieri di ciò che fanno ripaga di tutto”.