Un’evoluzione che tocca identità, cultura aziendale, comunicazione, processi e, soprattutto, le persone. Il 2026 si prepara a essere un anno spartiacque per Iconacasa: a spiegare questa trasformazione, come da tradizione, è il Direttore Marketing Leonardo Lo Cascio, che ripercorre i momenti più intensi dell’ultimo anno ma, soprattutto, svela le rivoluzioni imminenti e racconta la filosofia che sta accompagnando la crescita dell’azienda. Una chiacchierata profonda, spesso introspettiva, che mette al centro ciò che più conta: la consapevolezza, il potenziale umano e quella capacità tutta Iconacasa di rimanere “famiglia” anche mentre diventa sempre più grande.
Nell’intervista dello scorso anno la parola era “accelerazione”. Iconacasa ha davvero accelerato? Qual è stato il momento che più di tutti ha certificato questo cambio di passo?
“Sì, Iconacasa ha accelerato davvero. E direi anche più del previsto. La vera svolta non è stata solo nella velocità, ma nella direzione: negli ultimi mesi del 2025 c’è stata una sterzata netta verso il futuro, verso un modo nuovo di guardare all’azienda, ai processi e soprattutto alle persone. Non posso svelare tutto, ma stiamo per presentare novità che ridefiniranno diversi aspetti della nostra identità. Possiamo dire che lo scorso anno abbiamo gettato le basi per aggiungere nuovi pilastri a un ‘grattacielo’ che continua a crescere e che, crescendo, aveva bisogno sia di rafforzare ciò che già esiste, sia di costruire fondamenta più solide. È stato un lavoro di prospettiva per prepararci alla prossima fase evolutiva”.
Qual è stato il momento di cui è più orgoglioso nel 2025? E quale invece il più sfidante, quello che l’ha costretto a crescere?
“Il momento più difficile? Faccio un piccolo spoiler! È stato senza dubbio l’abolizione della divisa. Può sembrare un dettaglio, ma non lo è: significa cambiare un’abitudine radicata, un simbolo identitario. Certo, quando sei abituato a vedere il mondo sotto una certa luce, e quella luce cambia anche solo di poco, inevitabilmente ti tremano le gambe. Ma proprio quel tremore è la nostra personale cartina al tornasole: indica che la scelta è giusta, che è ambiziosa, che ci obbliga a crescere e a uscire dalle nostre sicurezze. È stata una decisione impegnativa perché rappresenta una vera apertura mentale e culturale”.
“Dress Code? Cambiarlo è stata una decisione impegnativa perché significa cambiare un’abitudine radicata, un simbolo identitario”
Facendo lo spoiler, ora sei obbligato a raccontarci nel dettaglio questa piccola grande rivoluzione per Iconacasa.
“Abbiamo deciso di eliminare l’obbligo della divisa così come l’abbiamo sempre conosciuta. Iconacasa è fatta di persone, prima ancora che di agenti o consulenti. Era giusto creare un ambiente in cui si sentissero libere, a proprio agio, e dove anche i clienti potessero percepire un rapporto più autentico e meno ingessato. Non è l’abito che fa il monaco: è la persona che ne determina il valore. Siamo certi che molti continueranno a indossare l’abito istituzionale con orgoglio, ma volevamo rompere un paradigma e far evolvere la relazione sia dentro l’azienda sia tra l’azienda e i clienti. Era arrivato il momento di cambiare prospettiva”.

E a proposito di rivoluzione, anche il Magazine Iconacasa sta per essere stravolto.
“Sì, il magazine si sdoppia. È una scelta pensata per essere ancora più vicini ai territori, alle comunità e alle persone che vivono intorno alle nostre agenzie. Siamo stanchi dell’idea che i clienti siano solo portafogli da intercettare: vogliamo vivere davvero il tessuto sociale delle città, dei quartieri, dei paesi. Nasce così il Pocket Magazine, dedicato a chi cerca casa e vuole una consultazione più snella, pratica, immediata. Parallelamente, lo storico Iconacasa Magazine diventa una rivista corporate: racconterà la vita dell’azienda, i progetti, le storie interne, ma anche rubriche dedicate al mondo della famiglia e della casa in senso più ampio. Una doppia anima per parlare a pubblici diversi, ma con un’unica visione”.
Sempre in tema di rivoluzione, impossibile non parlare della Campagna 2026. Raccontiamola!
“La Campagna 2026 è davvero la ciliegina di una torta che abbiamo iniziato a preparare sei anni fa. È il punto esclamativo di un percorso lungo, coerente, fatto di consapevolezze che maturano nel tempo. Se anni fa la casa era percepita come un insieme di mattoni, oggi la vediamo come il luogo dell’equilibrio personale. Abbiamo smesso di guardare solo all’immobile e abbiamo iniziato a guardare a chi lo vive: prima la famiglia, poi l’individuo nella sua unicità, fino ad arrivare al concetto centrale del 2026, quello di “Habita Mundi”. La campagna racconta che ‘casa’ è il punto esatto in cui una persona si sente bene con sé stessa. È lì che nascono e si coltivano le relazioni più importanti, quelle che chiamiamo famiglia (che siano o meno legate da sangue). Le immagini della campagna mostrano oggetti quotidiani dal fortissimo valore simbolico: piccole ancore emotive che raccontano momenti, ricordi, gesti. Quando sto bene con me stesso, posso prendermi cura delle mie relazioni. E quando curo le mie relazioni, ovunque io sia nel mondo… sono a casa”.
“Le immagini della campagna mostrano oggetti quotidiani dal fortissimo valore simbolico: piccole ancore emotive che raccontano momenti, ricordi, gesti.
Se potesse parlare cinque minuti con ogni affiliato da solo, cosa vorrebbe dirgli oggi?
“Gli direi: ‘Tu sei più di ciò che pensi di essere oggi. Hai un potenziale enorme e spesso non ne sei nemmeno consapevole’. Parlerei del valore della crescita personale e del concetto di entropia, che mi affascina molto: gli esseri viventi esistono liberando energia, trasferendola. È lo stesso principio che guida il percorso OMF: la conoscenza non si trattiene, si condivide. Più energia trasferiamo alle persone intorno a noi, più acquisiamo consapevolezza di chi siamo. Il mio messaggio sarebbe semplice ma potente: hai un margine di miglioramento vastissimo. Riconoscilo, accettalo e usalo per evolvere”.
C’è qualcosa che la rete non ha ancora capito fino in fondo del potenziale di Iconacasa?
“Sì, credo che la rete non abbia ancora piena percezione del nostro potenziale. Ed è normale: quando vivi una realtà tutti i giorni, quella realtà diventa routine. E nella routine i piccoli progressi non si vedono. Paradossalmente se ne accorge molto di più chi osserva Iconacasa dall’esterno. Siamo nati come azienda familiare, poi siamo diventati un player importante, capace di mettere in discussione i paradigmi del settore. Ma quando sei dentro al processo, spesso non ti rendi conto del salto che stai preparando. La crescita dell’essere umano funziona così: provo, sbaglio, riprovo. E mentre mi alleno, non vedo il risultato… fino al giorno in cui arriva, netto, improvviso, e diventa il mio nuovo standard. Iconacasa sta seguendo esattamente questo percorso”.
Ogni azienda che cresce rischia di diventare più “grande” ma meno “intima”. Come si protegge l’anima di Iconacasa mentre i numeri aumentano?
“Quando un’azienda cresce, aumentano responsabilità, ruoli, processi. Il rischio è reale: si può perdere l’intimità che ha sempre caratterizzato Iconacasa. La risposta, però, va cercata e trovata nella leadership: oggi tutta la dirigenza è chiamata a prendersi cura delle relazioni, una per una.
Crescere non significa diventare freddi o distanti: significa strutturarsi senza perdere l’essenza. La nostra sfida è mantenere rapporti autentici in un contesto che diventa sempre più corporate. È un lavoro quotidiano, fatto di presenza, ascolto, vicinanza. E riguarda tutti”.

Parliamo di eventi: gli appuntamenti stagionali si evolveranno, cambiando ancora. Perché?
“Gli eventi nascono sempre per le persone: per chi vive l’azienda ogni giorno. Nel tempo abbiamo alternato formati diversi – dal team building agli eventi biennali – perché le esigenze cambiano, e gli eventi devono cambiare con loro. Chi li organizza ha una responsabilità enorme: capire davvero cosa serve alla rete e costruire momenti che siano all’altezza delle aspettative. Per questo continueremo a cambiare, a innovare, a sperimentare. Il vero rischio sarebbe fossilizzarci in un format e restare sordi ai bisogni di chi Iconacasa la vive”.
Il Giuramento è diventato un momento simbolico potentissimo a coronamento di un percorso che si celebra proprio durante gli eventi: cosa significa condurlo, quali emozioni provi?
“Per me il Giuramento è un momento quasi sacro. È intimo, profondo, sembra davvero una chiacchierata tra amici, ma con un peso emotivo enorme: è il mio modo per dare il benvenuto ai nuovi imprenditori e per ricordare loro che, se sono arrivati fin lì, possono arrivare ovunque. L’unico limite è la loro volontà. Il Giuramento celebra una trasformazione personale, e io mi sento responsabile di accompagnarla con rispetto e autenticità. È un onore ogni volta”.
“Per me il Giuramento è un momento quasi sacro. È intimo, profondo, sembra una chiacchierata tra amici, ma con un peso emotivo enorme”
Negli editoriali dello scorso anno hai spesso parlato di crescita personale. Vuoi dare un consiglio ai tanti giovani (ma non solo) che hanno appena iniziato il loro percorso in Iconacasa?
“Direi questo: coltivate sempre due compagni di viaggio, lo slancio e la paura. Lo slancio è la forza che vi spinge oltre i vostri confini, che vi porta fuori dalla zona di comfort e vi permette di diventare migliori di ieri. La paura, invece, è la nostra cartina al tornasole: se un obiettivo non vi spaventa, probabilmente non è abbastanza grande per voi. Accettate la paura come parte naturale del percorso. Significa che state puntando in alto. E Iconacasa è il luogo perfetto per farlo”.
A proposito di editoriali, la musica è stato il fil rouge che ha accompagnato gli editoriali: qual è la colonna sonora del 2026?
“Direi ‘Voilà’ di Barbara Pravi. Il significato della canzone è straordinario: racconta una persona che decide finalmente di mostrarsi per ciò che è, senza maschere, senza sovrastrutture, senza paura di essere diversa. È un messaggio potentissimo: solo quando accetti e rivendichi la tua unicità puoi costruire qualcosa di grande. Ed è esattamente ciò che sta facendo Iconacasa: costruisce il suo futuro non sull’omologazione, ma sulla forza della propria identità”.
Chiudiamo con la domanda che non può mancare: Quale sarà la parola chiave del 2026? Cosa racchiude?
“La parola è Cambiamento. Cambierà il gestionale, cambieranno processi interni, cambierà l’assetto dirigenziale, cambierà la visione corporate… cambierà tanto, e in fretta. È un cambiamento necessario, perché un’azienda che cresce esponenzialmente ha bisogno di strumenti e strutture che la sostengano. A volte serve una sterzata brusca, certo, ma fa parte della crescita. Il cambiamento è la porta dell’innovazione. E Iconacasa è pronta ad attraversarla”.