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Durbuy, la plus petite a meno di due ore da Bruxelles

  • 10 Febbraio 2026

Un intreccio di viuzze lastricate con i ciottoli levigati dal fiume Ourthe e poche case in pietra. Appare così Durbuy, “la città più piccola del mondo”, nel cuore delle Ardenne belghe. Sebbene altre località – come Hum in Croazia – rivendichino oggi questo titolo per il numero di abitanti, il primato di Durbuy, il cui nome deriva dal celtico duro-bodion, cioè “abitazione vicino alla fortezza”, ha profonde radici storiche e giuridiche.

Fu Giovanni di Boemia, duca di Lussemburgo, a elevare il borgo a rango di città nel 1331. Si trattò di una scelta meramente strategica: all’epoca, solo le città potevano ospitare una guarnigione militare così Durbuy divenne un avamposto difensivo fondamentale. Oggi, nonostante il comune si sia allargato ai villaggi vicini, raggiungendo circa 11mila abitanti, il centro storico resta un nucleo intatto e prezioso, fiero del suo millenario appellativo: La plus petite ville du monde.

Si racconta che, nel XIX secolo, un funzionario in visita nelle Ardenne arrivò a Durbuy con l’intento di verificarne ufficialmente lo status di “città”. Dopo aver percorso tutte le vie del centro in pochi minuti, avrebbe chiesto ironicamente dove iniziasse il sobborgo. Gli abitanti gli risposero che aveva già visto tutto. L’uomo, divertito, annotò che Durbuy era probabilmente l’unica città al mondo, “grande quanto una passeggiata”, che si potesse attraversare senza mai perdere l’orientamento.

Da Bruxelles l’autostrada verso sud scorre veloce, e in meno di due ore ci immergiamo nei morbidi e ondulati paesaggi della Vallonia. L’ingresso nel borgo è un invito istintivo a rallentare. In Rue Daufresne de la Chevalerie, i passi risuonano sui ciottoli tondi mentre l’aria si riempie di un profumo magnetico: è l’aroma del burro fuso e dello zucchero caramellato delle gaufres appena sfornate, un rito di benvenuto a cui è impossibile sottrarsi.

In pochi metri quadrati si concentra un sorprendente numero di tesori:

  • Il Castello dei Conti d’Ursel – La sua silhouette domina la riva destra dell’Ourthe dal 1756. Anche se oggi è una dimora privata, le sue torri sembrano ancora sorvegliare il fiume, poggiando sulle fondamenta di un’antica fortezza dell’anno 1000.
  • L’Anticlinale (La Falize) – È una gigantesca ruga di calcare a forma di “U” rovesciata che risale a 300 milioni di anni fa. Se la geologia ci parla di movimenti tettonici, le leggende locali attribuiscono questa scultura naturale agli spiriti della foresta, custodi della valle.
  • La Halle aux Blés L’antico Mercato del Grano è un inno all’architettura à colombages. Le sue pareti a graticcio del XVI secolo raccontano di un tempo in cui il commercio e la vita cittadina pulsavano attorno a queste travi di legno scuro.
  • Le Parc des Topiaires – Basta attraversare il ponte per trovarsi in un giardino surreale. Qui l’arte incontra la botanica in oltre 250 sculture di bosso: forme animali e umane, alcune alte più di tre metri, sembrano prendere vita nel silenzio del parco.
  • Adventure Valley Durbuy Appena fuori dal borgo si apre il parco avventura più grande del Belgio. Tra pareti d’arrampicata e sentieri nel verde, è il contrappunto dinamico alla quiete del centro storico.

Mentre i fari tagliano l’oscurità delle Ardenne nel ritorno verso Bruxelles, Durbuy rimane lì come un minuscolo scrigno di pietra fermo nel tempo. Scompare nello specchietto retrovisore, ma ci lascia una certezza preziosa: la meraviglia non ha bisogno di grandi spazi.

Valeria De Simone