Affacciato sul Mare d’Irlanda come un balcone inondato di vento e di luce, Howth è un acquerello vivace in cui le barchette colorate danzano al ritmo delle maree. Un tempo isola e oggi penisola, questo borgo a pochi chilometri da Dublino conserva un’anima fiera e indomita, tipica delle terre di confine. Il porto è un teatro a cielo aperto: pescatori che rammendano le reti, ristoranti di pesce sempre animati, gabbiani impudenti e foche che emergono dall’acqua in cerca di cibo.
Camminare per Howth significa lasciarsi guidare dal colore smeraldo di baie nascoste, come la suggestiva Balscadden Bay, sollevando lo sguardo verso un orizzonte così limpido che, nelle giornate migliori, regala il profilo nitido delle Wicklow Mountains.
“Un tempo isola e oggi penisola, questo borgo a pochi chilometri da Dublino conserva un’anima fiera e indomita, tipica delle terre di confine”.
Ma la bellezza di Howth non è solo visiva; è fatta di storie che sfidano i secoli. Si respira tra le mura del castello ottocentesco, dove ancora aleggia l’eco di Grace O’Malley. Si narra che nel XVI secolo la “regina dei pirati”, offesa da un rifiuto di ospitalità, rapì l’erede della famiglia St. Lawrence. Il riscatto? Una promessa eterna: i cancelli del castello sarebbero rimasti sempre aperti e un posto a tavola sarebbe sempre stato pronto per il viandante inatteso. Ancora oggi i pescatori raccontano che, quando il mare si agita all’improvviso, è lo spirito di Grace che torna a sorvegliare la costa, proteggendo o ammonendo chi sfida le onde senza rispetto.

Questo fascino selvaggio non è sfuggito ai grandi della letteratura. James Joyce ha evocato queste scogliere come un rifugio della memoria, mentre Brendan Behan descriveva Howth come il luogo ideale dove i dublinesi cercano riparo, smarrendosi nel silenzio dei suoi paesaggi isolati.
Diaro di Bordo
Il viaggio comincia alla stazione di Connolly, dove il DART — il treno costiero di Dublino — scivola leggero tra quartieri urbani e improvvise aperture sul mare. In poco più di mezz’ora la città si dissolve alle spalle e Howth ci accoglie con la sua aria frizzante e il profumo salmastro.
La prima tappa è l’Howth Market, un piccolo labirinto di bancarelle: cupcakes, pane artigianale, souvenir marittimi e musicisti di strada danno il ritmo alla mattinata. Da qui saliamo verso Howth Castle: la dimora è privata, ma i giardini sono un gioiello botanico, celebri per i rododendri che in primavera si trasformano in vere e proprie cattedrali di fiori. Nascosto tra gli alberi si incontra il Dolmen di Aideen, una tomba megalitica di oltre quattromila anni, silenziosa testimone di un passato remoto.
“Il faro di Baily, attivo dal 1814, guida ancora oggi le imbarcazioni fino a 30 km di distanza. Si dice che le sue luci abbiano salvato numerosi marinai dalle tempeste“
Tornati verso il mare, imbocchiamo la Howth Cliff Walk: il sentiero si arrampica tra vento e panorami vertiginosi, con l’isola di Ireland’s Eye di fronte, rifugio di uccelli marini e monaci medievali. Tra le ginestre gialle spicca una scritta inattesa, “EIRE”, composta da grandi pietre bianche: un segnale della Seconda Guerra Mondiale che indicava ai piloti di sorvolare una terra neutrale. Non lontano, il faro di Baily, attivo dal 1814, guida ancora oggi le imbarcazioni fino a 30 km di distanza. Si dice che le sue luci abbiano salvato numerosi marinai dalle tempeste, diventando un simbolo di protezione del villaggio.

Rientriamo lungo il West Pier, dove incontriamo le vere star locali: le foche, pigre e curiose, in attesa di qualche regalo dai pescatori. Prima di riprendere il treno c’è tempo per una sosta all’Hurdy Gurdy Museum, una torre Martello che oggi custodisce la storia delle radio d’epoca, e per un boccale in uno dei pub storici del porto. Risalenti al XVIII secolo, oltre a birre e whiskey, conservano foto, cimeli e racconti di marinai, creando un vero e proprio museo vivente del borgo.
È il momento di ripartire, lasciandosi cullare dall’antichissimo augurio gaelico, conosciuto in tutto il mondo come la benedizione del viandante (Irish blessing): “May the road rise to meet you, and the wind be always at your back.” Possa la strada venirti incontro e il vento soffiare sempre alle tue spalle. Perfetto per chi lascia un villaggio di mare e si porta dietro ricordi e vento salmastro.
Valeria De Simone