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Cubic House Kubuswoningenil paesaggio urbano che osa inclinarsi

  • 9 Gennaio 2026

Ci sono città che si raccontano attraverso le loro linee verticali, altre che si riconoscono nelle curve morbide dei loro waterfront. Rotterdam, invece, è una città che non ha paura di rompere i paradigmi: ferita dalle bombe della Seconda guerra mondiale, si è reinventata attraverso una collezione di architetture visionarie. Tra queste, poche creazioni incarnano l’audacia sperimentale dell’Olanda come le Cubic Houses, note localmente come Kubuswoningen.

Prima ancora che l’occhio ne analizzi la forma, è il corpo a reagire: una sequenza di cubi inclinati a 45°, sospesi come cristalli gialli su esili tronchi abitabili, crea un’immediata sensazione di straniamento. Lo spazio urbano non è più soltanto attraversato: è messo in discussione, reinterpretato e offerto all’immaginazione dei passanti

Piet Blom e la città come “bosco urbano”

Le Kubuswoningen sono opera dell’architetto Piet Blom (1934–1999), figura centrale della sperimentazione olandese degli anni ’70 e ’80. Blom era parte del gruppo degli «Structuralisti», corrente che cercava di combinare architettura, comunità e forme urbane alternative.

La sua idea alla base del progetto era tanto poetica quanto concreta: creare un “villaggio dentro la città”, in cui ogni abitazione fosse pensata come un albero e il complesso nel suo insieme formasse un bosco urbano.

I cubi inclinati non sono quindi una provocazione fine a se stessa: sono un tentativo di tradurre in forma costruita l’idea di un ecosistema abitativo dove le relazioni, la luce e lo spazio non fossero subordinati alla rigidità funzionalista.

Un laboratorio urbano degli anni ’80

Il primo esperimento di Blom con case-cubo avvenne a Helmond, ma fu nel 1982–1984 a Rotterdam che il concetto trovò la sua versione più iconica. La città cercava un modo per rivitalizzare il quartiere di Oude Haven, inserendo una struttura residenziale che al tempo stesso funzionasse come ponte pedonale sopra un’importante arteria viaria.

La municipalità accettò la sfida visionaria di Blom, consentendogli di costruire un sistema di 38 abitazioni più alcune unità speciali (come il cosiddetto “super-cubo”). La costruzione non fu semplice: richiese un attento lavoro di engineering per sostenere i cubi inclinati e garantire la vivibilità degli interni, caratterizzati da angolazioni estreme e superfici inutilizzabili.

La geometria dell’inclinazione

La forma di ogni unità è il risultato dell’intersezione tra un cubo di circa 7 metri per lato e un basamento esagonale che funge da tronco. Il cubo è inclinato di 45°, determinando un volume abitabile disposto su tre livelli principali:

  1. Piano d’ingresso: una zona ridotta che conduce agli spazi superiori.
  2. Primo piano: soggiorno e cucina, collocati all’interno di superfici vetrate triangolari che catturano la luce da angoli inattesi.
  3. Secondo piano: due camere e bagno.
  4. Sottotetto panoramico: un ambiente polifunzionale che molti abitanti usano come studio o piccolo giardino d’inverno.

L’orientamento obliquo crea una fruizione dello spazio radicalmente diversa: le pareti perdono la loro funzione classica, costringendo a una progettazione degli interni su misura e favorendo soluzioni ingegnose e minimaliste.

Materiali: leggerezza, colore e luce

Le Kubuswoningen sono riconoscibili anche per la loro palette cromatica decisa: il giallo intenso per le facciate del cubo, il grigio chiaro per gli elementi strutturali e il bianco per bilanciare le geometrie spezzate.

I materiali principali includono il calcestruzzo armato per il basamento e il core portante, le strutture lignee e metalliche per l’ossatura del cubo, pannelli compositi per le finiture esterne e infine vetro temperato sagomato, fondamentale nel definire il rapporto interno-esterno.Il risultato è una combinazione di robustezza strutturale e leggerezza visiva, una scultura abitabile sospesa sopra lo spazio pubblico.

Una comunità tra museo, case e spazi condivisi

Oggi le Kubuswoningen non sono soltanto un simbolo architettonico: sono un organismo vivente nel tessuto urbano. Le abitazioni sono realmente abitate, e non esistono due interni identici, tanto personale è la risposta di ciascun residente alle geometrie inclinate.

Due funzioni contemporanee si distinguono: lo Show-Cube (Kijk-Kubus): un’unità aperta al pubblico che permette ai visitatori di capire come si vive all’interno di un cubo inclinato. E poi l’Ostello “Stayokay”: ricavato da un gruppo di cubi, offre una delle esperienze di pernottamento più insolite d’Europa.

Le Kubuswoningen dialogano ancora oggi con la città: generano flussi di pedoni, favoriscono attività commerciali al piano strada e mantengono vivo il quartiere con un mix dinamico di residenti, turisti, creativi e studenti.

Un’architettura che resta una domanda aperta

Le case cubiche di Piet Blom non offrono risposte semplici. Sono un esempio di architettura che sfida la logica tradizionale della funzionalità, costringendo chi le attraversa a interrogarsi sul ruolo della forma, della città e dell’abitare. A distanza di oltre quarant’anni, rimangono un gesto visionario che non ha perso la sua capacità di stupire: un manifesto tridimensionale che racconta cosa succede quando l’immaginazione incontra il coraggio urbano.

In un mondo che tende a semplificare, le Kubuswoningen ricordano che l’architettura può ancora essere un atto poetico, un invito a guardare la città da un’altra angolazione — letteralmente.