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Affitti brevi: stop definitivo al self check-in

  • 26 Novembre 2025

Il settore degli affitti brevi in Italia sta affrontando una delle sue trasformazioni più significative. Con l’introduzione della nuova normativa che vieta il self check-in, cambia radicalmente il modo in cui gli ospiti potranno accedere agli alloggi destinati alle locazioni turistiche. L’obiettivo del legislatore è rafforzare i controlli, garantire maggiore sicurezza e contrastare forme di irregolarità fiscale e gestionale. Una misura che, inevitabilmente, sta generando discussioni tra operatori, host e piattaforme del settore.

Il self check-in è quella modalità che consente agli ospiti di entrare nell’alloggio senza incontrare di persona l’host. Negli anni è diventato molto popolare grazie alla sua comodità: permetteva di gestire gli arrivi in autonomia, evitare attese e rendere più efficiente l’organizzazione, soprattutto per chi ospitava turisti provenienti da altri Paesi o viaggiatori con orari incerti. L’assenza di vincoli ha favorito anche gli host che operano a distanza o che gestiscono più appartamenti in città differenti.

Cosa stabilisce la nuova norma

La nuova regolamentazione introduce un divieto chiaro: l’accesso agli alloggi destinati agli affitti brevi non può più avvenire in autonomia. È obbligatoria la presenza fisica dell’host, di un co-host o di una persona delegata e identificabile, incaricata di verificare l’identità degli ospiti e di procedere alla consegna delle chiavi. Questo obbligo si applica a tutte le forme di locazione turistica di durata inferiore ai trenta giorni, senza distinzione tra host professionali e occasionali.

Le ragioni che hanno portato al divieto sono principalmente legate alla sicurezza e alla necessità di garantire una corretta tracciabilità dei soggiorni. Il Governo ritiene che la verifica “de visu” dell’identità degli ospiti sia essenziale per prevenire irregolarità e per allineare le procedure degli affitti brevi a quelle delle strutture ricettive tradizionali. A ciò si aggiunge l’esigenza di limitare fenomeni di evasione fiscale e di riportare maggiore ordine in un mercato cresciuto rapidamente e spesso senza regole uniformi. La misura, inoltre, si inserisce in un quadro più ampio di interventi pensati per contrastare l’overtourism e per garantire un maggiore controllo del territorio urbano.

Come cambierà il check-in per gli host

Con il nuovo obbligo, il check-in richiederà necessariamente un incontro tra ospite e host o suo delegato. La persona incaricata dovrà verificare i documenti, raccogliere i dati per la registrazione su Alloggiati Web e consegnare le chiavi fornendo eventuali indicazioni sull’alloggio. Per molti host questo comporta una riorganizzazione importante. La gestione degli arrivi diventa più complessa e richiede presenza sul posto o un servizio esterno dedicato. Di conseguenza, aumentano i costi operativi e si riduce la flessibilità che aveva reso gli affitti brevi particolarmente competitivi rispetto agli hotel. Chi gestisce più immobili o non risiede nella stessa città potrebbe trovarsi nella necessità di esternalizzare completamente la fase di accoglienza.

Cosa cambia per gli ospiti

Anche per chi viaggia la procedura diventerà meno immediata. Non sarà più possibile arrivare liberamente all’orario preferito utilizzando un codice o una chiave elettronica. Sarà necessario concordare un appuntamento preciso e avvisare l’host in caso di ritardi. Questa rigidità potrebbe influire negativamente soprattutto su turisti internazionali, lavoratori in trasferta o ospiti che viaggiano con mezzi soggetti a frequenti ritardi, come treni e voli. D’altra parte, un’accoglienza in presenza potrà garantire un’assistenza più diretta e immediata in caso di necessità.

Conseguenze per le piattaforme online

Le principali piattaforme di prenotazione dovranno aggiornare procedure e sistemi informativi. Airbnb, Booking e Vrbo saranno chiamate a rivedere le opzioni di check-in e a fornire linee guida chiare agli host italiani, che dovranno dichiarare la modalità di consegna delle chiavi. È plausibile che vengano introdotti nuovi strumenti per indicare la persona delegata all’accoglienza o per certificare l’avvenuto check-in in presenza. Alcune piattaforme hanno già manifestato preoccupazione per il rischio di un calo della competitività del mercato italiano rispetto a Paesi dove il self check-in resta consentito.